LOTTO 2.0
Lorenzo Lotto, Gianriccardo Piccoli

Nell’ambito del progetto ANTICO/CONTEMPORANEO | Dialoghi d’arte

Aula Picta - II Bernareggi
Piazza Duomo, Bergamo

Accanto a un repertorio di metodica meditazione sulla perdita e sulla memoria, temi che animano il continuum di una poetica coerente e riconoscibile, Gianriccardo Piccoli affianca -ormai divenuto ricorrente- un esercizio di confronto con antichi maestri della pittura, alcuni dei quali capisaldi della memoria culturale di Bergamo e della sua storia artistica.
Una serie di opere interpretative sulla Cacciata dal paradiso si misura con Masaccio e il suo famoso dipinto; Arnold Böcklin e La peste, durante l’emergenza pandemica; l’anonimo Autore del Trionfo della Morte a palazzo Abatellis di Palermo; ma soprattutto Moroni, con il quale agisce una profonda empatia per via del naturalismo di tradizione lombarda, così tangibile nella famosa Crocifissione di Albino, capolavoro assoluto del pittore cinquecentesco. E poi, naturalmente, Lorenzo Lotto. L’interesse di Piccoli per il Lotto, dal quale nel 2010 sono scaturite 8 grandi pale d’altare andate in mostra presso il Museo della Santa Casa di Loreto, si lega in modo particolare all’ultima opera del pittore veneziano, conservata proprio al museo di Loreto, e che ha per soggetto la Presentazione al Tempio, dipinto quasi diviso a metà, tra una parte inferiore in cui prende forma la scena, e una superiore dove è padrone il vuoto: traccia delle vicissitudini esistenziali del grande pittore, che chiude la vita ritirato in povertà e messo ai margini dall’emergere di nuove mode estetiche.
In questo nuovo esercizio meditativo Gian Riccardo Piccoli si confronta con la famosa pala di san Bernardino, in un lavoro destinato a essere collocato nella chiesa nei pressi del capolavoro lottesco. Lo sguardo di Piccoli si concentra sulla mano della Madonna, dolcemente rivolta verso il basso, e chiaramente posta come punto di intersezione -intercessione, si direbbe nel suo senso teologico- delle diagonali di cui è composta la struttura del dipinto; mentre una linea d’orizzonte determina un doppio contrasto positivo/negativo nelle figure sottostanti, e la complementarietà cromatica del panneggio con gli abiti della Madonna esalta la centralità dell’immagine. Affrontare questa complessità richiede una profonda umiltà. Piccoli si avvicina così al capolavoro per via di semplificazione, trattenendo solo qualche lampo di impressione, qualche tratto formale, lemmi visivi che restano sulla retina, come quando si chiudono gli occhi dopo essere stati esposti a una scena particolarmente luminosa. Resta come un ombra diafana il baldacchino su cui -nell’opera di Lottotroneggia la Vergine, mentre flussi di luce sembrano sostituire e spiritualizzare il gesto della sua mano, discendente e intercessivo. Le figure dei santi in dialogo, vengono lasciate alla grandezza del loro autore, mentre a emergere restano il cristogramma di san Bernardino, intensa presenza cromatica, e l’evocazione del libro su cui l’angelo -scomparso anche lui- forse annota il destino dei generosi e degli avari, o quantomeno le loro responsabilità. Confrontarsi con un capolavoro non significa imitarlo, ma meditarne a fondo gli elementi salienti, quasi ridotti a pura forma, a quell’estremo pudore verso cui si viene indotti di fronte a una potenza visiva così unica e irripetibile, e a cui anche l’artista contemporaneo non può portare altro che il suo deferente e rispettoso omaggio: come fosse l’ex-voto di un miracolo.

Giuliano Zanchi